Numero 2 - Dicembre 2018

Il diario del cielo

Marzo 2016

Cadice

Non sono al corrente dell’esistenza di una macchina fotografica in grado di catturare l’intero cielo nella sua inquadratura.

Ovunque abbia viaggiato, in qualsiasi posto mi sia trovato, il cielo era sempre sopra di me, e io non sono mai riuscito a coglierlo nella sua interezza, ad addomesticarlo con nessuna macchina fotografica, neanche con la russa “СМЕНАСИМВОЛ”, che mi ha lasciato mio padre come unico ricordo della sua passione per la fotografia e che, come alcuni sostengono, l’ha anche portato alla morte.

Da questi frammenti che ho trovato in giro è nato il Diario del cielo, la mia intima raccolta, comprensibile solo a me, fatta di ritagli di questa vastità sfuggente. Ovunque andassi, chiunque incontrassi, mi sembrava sempre la stessa storia, e ogni volta che guardavo in su, vedevo il cielo, questo cielo persistente che mi segue da quando sono nato, e so che ci sarà anche quando morirò, e anche molto, molto dopo di me. Raramente l’ho visto nel suo complesso, c’erano sempre antenne o cupole tra di noi. Trovarlo puro e solo richiede troppo sforzo, ma non ci tengo a questo cielo puro, tengo a me sotto di lui, tengo a me con la macchina fotografica tra le mani, a me minuscolo di fronte a quella vastità che posa.

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