Numero 1 - Dicembre 2017

Sottile come il legame tra la scultura e la parola

La parola è un’arma potente e pericolosa, la parola è una carezza dell’anima ferita, la poesia a strati e la capacità di elevarsi al di sopra della natura animalesca. Lei è lo specchio del proprio creatore, però anche il polsino sulla camicia di colui che la riceve: fine, bella e potente perché, se punge il punto più sottile della pelle del collo e trafigge l’arteria, lei è anche mortale. Quando ero ancora piccola, un soldato mi ha insegnato che ogni arma deve essere rispettata e conosciuta bene.

Secondo lui le macchine con così tanta influenza sull’umanità erano gli esseri viventi. Rispetta e intendi per essere rispettato e protetto. Tocca le parole, palpale e sbircia nella profondità del significato, e poi stai attento a come, quando e a chi le rivogli. Sottilmente. È delicato, quasi impercettibile, sofisticato, dolce, e contemporaneamente preciso, acuto e arguto. È sottile il vuoto ricco di significati che comprende solo colui a cui è stato dedicato, come lo sguardo nascosto dietro le ciglia di un bambino, il silenzio del prato lontano dalla città, il silenzio del bosco in cui ogni pianta parla. È sottile l’ombra dell’amore materno della Pietà di Michelangelo. La parola sottile è quella non detta, una spada mai sguainata, un tocco tondeggiato dalla consolazione. È sottile l’anima di un artista, di scultore, versata su un marmo freddo, donata alle future generazioni di civiltà. Un bollente raggio di sole cade sulla lama, crea i riflessi e getta un’ombra. L’ombra preme le mani di Pluto sulla coscia di Proserpina, l’ombra sotto gli occhi di David che è pronto ad attaccare Golia con la fionda – sono le ombre a regalare al monocromatico marmo le sfumature e la vivacità. La scultura è una forma d’arte affascinante, che viene creata togliendo l’eccesso della pietra dura, lei è rigida e non permette errori, perché con un movimento troppo forte del martello rimane mutilata per sempre. È ingrata, difficile come il carattere di Michelangelo, testarda, versatile come Bernini e incolore. È bianca o bronzea, ma sempre incolore perché il suo colore non è suo, ma quello del masso da cui è stata liberata. Tutto quello che il colore vivido regala all’espressionismo e che i toni pastello danno alle Madonne di Raffaello e tutto quello che musica crea in un film, ogni dettaglio sfuggente, la sensazione che si desta in noi mentre osserviamo un’opera d’arte, il fascino di un’espressione facciale, della precisione – alla scultura tutto questo lo offre l’ombra. Lei porta tutta la profondità del significato di una pietra, ci mostra la figura di schiavo che lotta per la libertà, il volto di una santa in estasi; l’ombra scolpisce in noi l’illusione del movimento dell’inanimato e mentre gioca con la luce, gioca con la mente dell’osservatore. Ci entra nella pelle la sua vivacità e ci lega al blocco di pietra fredda, in una maniera sofisticata, delicata e senza la nostra conoscenza, sottile. L’autunno, Francesco Queirolo. Una composizione enorme dell’uomo che si sta liberando dalla rete da pesca, circoscritta dalla realtà ci suggerisce quanto sia importante la forza della mente e della creatività. I fili sottili della pietra bianca fanno sì che possiamo toccare la fragilità dell’emozione e dell’anima, identica alla lama artigianale sottile come carta, allo scalpello. La forza dell’idea sta nei dettagli e nella perfezione. Quelle due cose insieme rappresentano la catarsi che viviamo di fronte ad una virtuosistica opera d’arte, una forza invisibile che ci colpisce e scaraventa per terra con una scelta di struttura o di ombra. La cosa più impercettibile e sottile nell’arte lascia dietro tracce chiarissime e viene incisa nella memoria dell’osservatore. Nel Barocco l’osservatore diventa parte dell’impressione, la scultura lo include nella composizione. Quando vi mettete di fronte al David di Bernini, siete diventati Golia, la fionda è rivolta direttamente a voi, mentre la rabbia e la lotta diventano tangibili. È come collegare due realtà, la storia e l’esistenza fisica, una specie di collisione dell’universo. L’architetto italiano ha fatto sì che L’Estasi di Santa Teresa sia illuminata dalla luce celeste che viene dalla finestra, e anche incorniciata dall’interno della chiesa, mentre sottilmente esaltata da morbide nuvole. Proprio quella profondità dell’impressione su un’opera che otteniamo mi affascina inconsciamente. Infine, voglio uguagliare la sottigliezza della scultura con la comunicazione. Credo che la creatività ci insegni, ci cambi, ci renda più ricchi e che dal piacere che ne deriva dobbiamo tirare fuori una parte dell’umanità che abbiamo sepolto da qualche parte. La parola è astratta e ognuno di noi la capisce diversamente a seconda del contesto. Quello che dico può sembrare più brusco di quanto pensi, e quello che sento è il riflesso di come mi sento al momento. La vera arma è pericolosa se prima non impariamo come gestirla. Per questo dobbiamo essere attenti con le parole, dobbiamo guardarla da ogni punto di vista e come qualcosa di sottile ha un significato diverso quando si riferisce alle ombre, alla scultura, alla struttura e alla sensazione nell’uomo, così anche ogni parola dipende da vari fattori. Essere sottili con i silenzi o con gli sguardi non vuol dire niente se non aggiungiamo la sottigliezza nella scelta dell’espressione, la sottigliezza che riguarda il parere di quelli a cui ci teniamo, la raffinatezza per capire il silenzio, il ballo delle ombre e la forza dello sguardo, la sottigliezza nella testimonianza dell’amore e dell’umanità.

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