Poesia

Numero 2 - Dicembre 2018

La poema incostante IX

Sopporto la calura più facilmente,
ha detto,
e dal polpaccio della gamba appena ferita
scorrevano a tratti
le file del sangue dallo strappo ardente
e le mosche, per niente simili a quelle del tempo della pace.
Questa guerra che ci pervade,
ha detto,
non cambierà nulla nelle ali dei mosconi,
nel modo in cui il Sole admobra la superficie del fiume appena agitato dai pesci,
nella memoria agli anni piumosi della nostra gioventù.
Non cambierà, ha detto,
nulla in una lite dai tempi di studio
nel movimento delle foglie di un faggio sopra la vecchia centrale
nella storia di un romanzo non concluso.
Non temo, ha detto,
neanche la respirazione di quelli dall'altra parte,
né voglio che nel loro sogno
noi figuriamo mai come gli angeli.
Lascia che brucia mentre si succedono
le immagini delle prime agitazioni.
Questa guerra, non renderà nessuno peggiore.
Tutto fluisce, ha detto,
ha aperto lo zip e innaffiato un pero mezzo seco,
e poi, come in un film lento e noioso,
si è voltato piano ed ha sparato verso il cielo.

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