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Numero 1 - Dicembre 2017

Come si troverebbero Dante, Boccaccio e Petrarca nella Serbia del 2017

Era il mese di luglio. Non c’era quasi niente che proteggesse dal caldissimo asfalto belgradese e dalla pesante e afosa aria d’estate in città. All’ombra profonda del giardinetto di un ristorante stavano seduti due uomini; cercavano di scappare dal caldo insopportabile. Il giardinetto era tutto verde, il vento soffiava soavemente (era arrivato il momento in cui non ci si lamenta della corrente d’aria), all’angolo la fontana mormorava. Le cameriere andavano in giro intorno ai tavoli distribuendo limonate e aranciate.

Uno dei due, B, più alto, con gli occhiali e i capelli folti, neri e ondulati, fischiettava la versione jazz della canzone popolare che stava andando in quel momento. Seguiva con lo sguardo due piccioni che zampettavano vicino al loro tavolo. Nella sua camicia larga con i primi due bottoni slacciati e nelle sue vecchie brache vestito, sembrava il miscuglio di un boemo parigino e un mascalzone napoletano. L’altro, P, non era così spensierato, ogni tre minuti controllava l’ora sul suo I phone o, più di qunato non fosse necessario, metteva a posto il colletto della sua polo Lacoste. Se fosse stato per lui, la gente istruita e rispettata del suo pari non si troverebbe mai ad aspettare, specialmente un qualche poetucolo che addirittura non usa la lingua letteraria, bensì dialetti e forestierismi. Non riusciva a capire la qualità delle opere di D e di come fosse entrato a far parte del Ministero della cultura al posto suo, lui che aveva vinto ogni premio letterario che poteva essere vinto nei dintorni.
“Ma D avrà intenzione di onorarci con la propria presenza?” chiese irritato P. “Sai che il Ministero della cultura l’ha chiamato di nuovo. Verrà. Noi, tanto, non siamo di fretta.” Avendogli P dato una frustata con lo sguardo, B si corresse: “Fff…forse alcuni di noi sono di fretta. Però dovrebbe arrivare da un momento all’altro.” Passarono dei minuti. E poi altri ancora.
“Scusate il ritardo, signori.” E anche il terzo uomo si sedette al tavolo. “Mi sa di aver smarrito la via dritta in mezzo al mio cammino”. La sua camicia rossa era bagnata di sudore, ma i lineamenti netti della faccia erano calmi e determinati. Dopo che B l’ebbe spassionatamente convinto che la cosa non gli aveva dato il minimo fastidio e P lo ebbe di malavoglia salutato, D capì che era il momento di dirgli il perché li aveva convocati. “Dunque il signor Lucifero mi ha contattato e mi ha affidato un nuovo progetto. L’inferno non è più quello che era. Ha bisogno di … come dire … ristrutturazione. La qual cosa è un lavoro troppo grande per me solo. Alla mia guida, mio buon maestro e poeta, è scaduta la licenza per la guida turistica e quindi non lo posso chiamare. Per questo motivo mi sono sentito libero di chiedervi di farmi un favore enorme e di aiutarmi con questo compito”. A B si illuminarono gli occhi. P lo guardò come se la via non fosse l’unica cosa che aveva smarrito.
“Primo cerchio: i pagani”, iniziò D. “Qualcosa del genere non esiste più; e se esiste, è inutile nella società di oggi. La maggior parte dei cittadini è credente – sono ortodossi, vero, però almeno credono in Cristo” disse B.
P aggiunse:”Sono veri e propri credenti. Il digiuno è norma, si va in chiesa e si clicca il tasto per postare le foto tipo “Condividi se credi in Dio e non te ne vergogni”. Sono così devoti che non esitano a indirizzare magnanimamente gli altri a fare quello che sarebbe secondo la voglia di Dio, e sono così devoti, poveretti, al benessere degli altri che trascurano se stessi e non pensano alle proprie azioni”.
“Va bene, scendiamo adesso nel secondo cerchio dove regna la lussuria”. “A proposito, devo menzionare una cosa di cui non saprei proprio cosa pensare”, disse B. “Alcune donne, non sono sicuro di che età, quasi non portassero i vestiti, esibiscono il proprio corpo e specialmente determinate parti di esso mettono in primo piano, le immortalano nelle foto e tutto quanto mostrano ad un numero cospicuo di gente tramite una cosa il cui nome non riesco a ricordare. Mi sa che era gram… grammo di qualcosa”. “A me ricorda l’antichità. A quelli dell’epoca piaceva essere spensierati e non si vergognavano di sguardi non voluti di estranei; e sai anche tu che in quell’epoca sono vissuti alcuni dei filosofi più geniali di sempre, e che il potere della mente era la cosa più apprezzata. Credo che anche qua sia il caso”, concluse P.
“Nel terzo cerchio ci sono i golosi” continuò D. “Qua non c’è neanche quello. I politici si impegnano con tutte le loro forze a impedirlo; e sapendo che il popolo, peccaminoso com’è, cederebbe alle tentazioni, alzano il prezzo del cibo e diminuiscono gli stipendi. Intelligente, no?” “Credo che tu stia discriminando ingiustamente il popolo: anche loro fanno un grande sforzo. Abbandonano i villaggi e la terra che si può ancora lavorare. Non puoi mangiare troppo se non hai niente, vero?” “Non so come mai a noi non sia venuta quest’idea.

“Gli avari e i prodighi sono nel quarto cerchio”. “Gli avari e i prodighi, due lati della stessa medaglia, due lati del medesimo peccato … Da queste parti sembra che siano tutte e due ad un tempo solo; sperperano sulle cose materiali – vestiti, macchine, cellulari, divertimento mentre sono avari quando si tratta della cultura, la conoscenza, l’allargare gli orizzonti … non tanto per cattiveria, quanto per la ristrettezza (delle loro menti), direi”, spiegò B. D pensò un po’ e poi rispose: “Non possono essere tutte e due allo stesso tempo. Come hai detto, sono due lati dello stesso peccato – dunque, uno esclude l’altro”.
“Gli iracondi e li accidiosi sono nel quinto” – informò D. “Gli accidiosi iracondi? Parlando con alcune persone locali, ho avuto l’impressione che da queste parti si ritiene che lo siano quelli che rimangono nella casa dei genitori fino all’età adulta, senza alcuna voglia di lavorare” disse P. “Non capisco, come dovrebbe essere allora? Perché tutta la famiglia non dovrebbe vivere insieme? “ rimase stupito B. “Non lo so. Torneremo dopo su questo argomento.”
“Chi è nel sesto girone?” chiese P. “Gli eretici, gente ostinata e ribelle di natura, che non ascolta l’autorità”, rispose D. “Non li ho incontrati”, continuò P, “qua al potere si obbedisce e ce ne si fida ciecamente. Hanno un’invenzione simpatica, si chiama il televisore, tramite cui i vertici del Paese si rivolgono al popolo e gli dicono la pura e incorrotta verità su quello che accade, in modo che il popolo non debba preoccuparsi. Come anche dovrebbe essere!”
“Poi nel settimo si trovano i violenti”. “Questo popolo non è violento per niente. Ascoltano solo concerti della filarmonica, vedono film documentari e partecipano a serate letterarie, educano i figli con lunghi e pazienti discorsi. I modelli dei loro figliuoli sono poeti, scienziati e artisti – si intende, solo quelli tra di loro che si comportano bene”.
“Siamo scesi a un punto piuttosto profondo, siamo arrivati all’ottavo cerchio dei fraudolenti”, spiegò D. “Gli usurai, gli ipocriti, i ladri, i consiglieri fraudolenti …” iniziò a ricordarsi B. “Mai sentito di gente simile. In questo Paese i ricchi uomini d’affari raramente vanno in prigione, e dunque saranno tutti onesti. L’unica cosa di cui ho sentito parlare sono certi uomini d’affari controversi”. “Va bene, il solo fatto di essere controversi non vuol dire che non siano persone per bene”.
“E infine i traditori”. “Non esiste il tradimento qua. Il fratello non tradisce il fratello, specialmente non durante una guerra. La religione e altri concetti simili con nomi diversi difficilmente riusciranno a creare la discordia in questo paese.”
“Ma alla fine chi è finito nell’inferno?”
Tutti e tre si guardarono. Non dovettero neanche dirlo ad alta voce, tutti i tre allo stesso momento arrivarono alla stessa conclusione: nessuno.
“Il popolo celeste, senz’altro”, concluse D.

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