Numero 1 - Dicembre 2017

La storia di una gondola

Sono sullo scaffale, immobile, quasi invisibile. Accanto a me ci sono vari libri, vasi e figurine, che proprio come me raccolgono la polvere, stanno in silenzio. Sì, non parliamo, tante cose le teniamo per noi stessi e molte di più abbiamo da dire. Forse, per voi, siamo solamente un pezzo da decorazione che si adatta ad un enorme mosaico, ma noi siamo più di tutto questo, ci dovete solamente osservare con attenzione ed ascoltarci con pazienza.

Ho trascorso tanto tempo lungo la sinuosa superficie dell’acqua di Venezia, dai giorni oscuri quando regnava la peste, fino ad oggi, quando si può incontrare la gente da tutte le parti del mondo, oggi quando la città ispira con la sua eternità e l’indescrivibile fascino.

Da sempre la gente si fidava di me e mi sceglieva con l’intenzione che gli mostrassi Venezia dall'angolo più bello. Passando attraverso il centro della città assorbivano tutto il lusso dei palazzi nobili. Potevano godersi anche la bellezza della Chiesa di Santa Maria della Salute, la quale con la sua bianchezza ha dovuto gettare nell'oblio il dolore e la sofferenza, e tutti i ricordi sulla morte nera.
Un’innumerabilità di volte sono passata sotto il Ponte dei Sospiri, dove c’era la prigione dalla quale è riuscito a fuggire solamente uno dei più famosi amanti del mondo – Casanova. Ma quante coppie passavano sotto ogni ponte, baciandosi nella speranza di restare innamorati per sempre, proprio come la leggenda narra.
Generalmente siamo di color nero, e spensierate navighiamo portando un grande numero di visitatori, amanti del passato e dell’arte, sognatori, vagabondi… I suoni della città, i quali sono passi dei curiosi visitatori e la musica dei vivaci cantanti, sono indescrivibili, irreali, e si mescolano con gli odori della città e trascinano tutto via, nell'infinità e nel mondo d’immaginazione.
E anche quando ero legata e galleggiavo, ho visto e sentito tutto quello che si nascondeva da me, che era lontano dall'acqua e che si svolgeva sul suolo. La gente, volendo conoscere lo spirito della città, si immergeva nel labirinto composto da strette, simili stradine in cerca delle silenziose, medioevali piazze. Durante queste passeggiate, poteva succedere che in qualche deserta strada sentissero, dalle mura di sasso, uno smorzato sussurrio, oppure delle quiete grida che si perdono nella lontananza portate via dal vento. Quelle erano le voci delle anime intrappolate, delle anime di quelli che hanno vissuto nei giorni peggiori, di quelli che hanno subito la brutalità e l’ingiustizia che la vita può portare, di quelli che se ne stavano in silenzio e adesso, proprio come me vogliono parlare e si vogliono liberare da tutte le pene, da tutto quello che era brutto, da tutto quello che hanno visto, ma non volevano ricordarsene.
Ho assistito a tanti Carnevali. Quello è un periodo dell’anno quando le persone si nascondono sotto le maschere, si dimenticano della realtà, e per un istante saltano fuori dalla stessa, godendo l’opportunità di essere quello che non sono e di gironzolare per la città come mai prima. In quel tempo, nell'aria si distendono l’allegria, la gioia, l’amore, l’amicizia che si presentano attraverso la danza e la musica. I vestiti meravigliosi e pomposi si mescolano nella folla e lasciano l’impressione di un sogno, una favola, una storia inventata...un’immaginazione. Ma poi, le maschere si tolgono, i volti si svelano, tutto è come prima… La gente si prepara per partire, mette da parte i vestiti variopinti e si siede sul treno del quale l’ultima fermata è la realtà.
Il mondo che vedo… Non lo osservo solo con i miei occhi e non lo conosco solamente dalla mia esperienza, guardo anche con occhi altrui, vivo le storie dei causali passanti, e di quelli che trasporto, condivido i sentimenti con tutto quello che mi circonda ma non ha influenza su di me - ho vissuto per me stessa, ma anche attraverso gli altri. I minuti, i giorni, gli anni e i secoli si sostituivano e passavano al volo. Gli eventi si susseguivano e si annodavano, e i cambiamenti erano frequenti. La mia storia non sono solamente i monumenti medioevali, le strade strette, e le piazze di sasso, la mia storia sono anche le persone, il loro carattere, i dilemmi della vita, i dubbi… La mia storia è molto di più delle mura antiche.
C’era sempre la felicità, non è possibile reggere in questo mondo crudele senza di lei, ma da sempre era limitata in un modo, e non ugualmente distribuita a tutti. L’amore era, in ogni epoca, quello che ci circondava, ci univa e che ricordava gli umani che sono capaci di sentire. Ecco, la felicità, l’amore, l’amicizia e la sincerità...e la sofferenza, il dolore, la tristezza, l’ingiustizia? Solo quanti affamati ed infelici bambini c’erano, quante persone tristi, delle quali, le lacrime scivolavano all'ingiù dai visi esausti, e poi cadevano dalle labbra screpolate sul mio suolo di legno, e nessuno lo ha notato, nessuno si è mai girato. Quelle lacrime erano piene di dolore, gridavano e desideravano avidamente quel poco di felicità che molti avevano, ma tenevano per sé. A loro anche la più piccola parte della serenità e dell’attenzione poteva ridargli quello che la vita ha brutalmente preso.
Ed eccomi, sullo scaffale, immobile, quasi invisibile. Accanto a me ci sono vari libri, vasi e simpatiche figurine, che proprio come me, raccolgono la polvere, stanno in silenzio… Sì, stiamo in silenzio! E vedete quante cose io tengo in me, quante cose ho visto, sentito... Per voi, siamo solamente un pezzo da decorazione che si adatta ad un enorme mosaico, ma io so che siamo più di tutto questo, noi siamo una ricca tesoreria della storia mondiale, ci dovete solamente osservare con attenzione ed ascoltarci con pazienza. Ma no...tutti ci prendono e ci mettono su una pianura di legno.
Ma io griderò, lascerò la mia voce, perché voglio che tutti quelli che mi toccano, oppure mi sfiorano con uno sguardo, sappiano che ho viaggiato lungo Venezia. Voglio che sappiano che la superficie dell’acqua ha un potere per trascinare tutti in un misterioso, indescrivibile passato che così forte attira la gente da tutto il mondo, e che loro sono quelli che con me, possono visitare la città fermata nel tempo.

Ivana Novokmet

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