Numero 1 - Dicembre 2017

Dušan Mladenović: leggere i fumetti è lo stile di vita

Il merito della sopravvivenza della scena serba dei fumetti va soprattutto alla casa editrice "Veseli četvrtak", grazie alla quale la nona arte è presente già da un decennio in quasi ogni angolo. Oltre ad aver presentato al pubblico nazionale le avventure degli eroi italiani (ed aver creato una dipendenza in questo pubblico), come Tex, Zagor, Dylan Dog, Martin Mystère e altri, i membri di questa redazione hanno contribuito con il loro lavoro allo sviluppo e allo scambio delle culture, in particolare di quella serba e quella italiana, e lungo la strada sono diventati un raro esempio di persone ancora mosse dalla passione.

 

Come è il lavoro del redattore responsabile della casa editrice di fumetti in Serbia?

Ci sono i giorni quando mi pare il lavoro più stressante nel paese, ma a prescindere dai tormenti e problemi, nello stesso tempo penso che sia il migliore lavoro nel paese. L’attuazione di una ambizione quasi assurda, lavoro creativo e stimolante, giro sulle montagne russe che non finisce mai. Modellare una forma d’arte e adattarla al pubblico interno è veramente un’occupazione nobile che mi realizza, e tantopiù prendo piacere in collaborazione con persone meravigliose, le quali condividono la mia visione, che a volte sembra pazzesca.

Quando e come si è trovato nella Veseli četvrtak?

Simile alla celebrazione del trentesimo compleanno di Dylan serbo, quest’estate festeggio nove anni d’impiego presso la Veseli četvrtak. Ho cominciato ad eseguirlo quando avevo ventitré anni, è stato un sogno astrattissimo che poi è diventato realtà: guadagnare leggendo i fumetti, la cosa che già facevo ogni giorno e per tutti i giorni, ma senza essere pagato. Ho capito subito che non è possibile creare tutto da solo e che almeno a Dylan si occorre dare una mano, ma di chi ha un simile senso dell’umorismo nero ed è appassionato di fumetti. É venuto in soccorso un amico di cui sapevo che oltre al professionista affermato, era un grande amatore di fumetti ed è stato ne più ne meno Marko Šelić. Lui ha rimpiazzato un altro amico ed esperto come redattore dell’edizione (Vladimir Tadić, oggi l’analista delle pubblicazioni entro la Biblioteca di Dylan Dog, il nostro volume da collezione e il redattore presso la casa editrice Darkwood).

Molte delle vostre pubblicazioni hanno raggiunto le grandi tirature e quello è uno delle ragioni per cui oggi siete probabilmente la nostra casa editrice di fumetti più grande. In quale modo “Veseli četvrtak“ segue il programma dell’editore Bonelli?

Anche se abbiamo visto alcuni coraggiosi tentativi di rivivere la scena editoriale, il risultato ha mostrato che solo VC è riuscito nell’intenzione di rimettere i fumetti al loro posto basilare, sulle edicole. Dopo più di settecento pubblicazioni dei fumetti di Bonelli, sappiamo che l'ultimo decennio non è stato sprecato quando vediamo un giovane lettore leggendo il nuovo episodio del suo fumetto preferito. É la ragione per cui lo facciamo, e sembra che continueremo così perché ci incontrano le cose molto interessanti… Tentiamo di seguirli il più accuratamente possibile. Ascoltiamo attentamente e regolarmente cosa succede lì e cerchiamo di portarne qui una parte, per gioia sia di lettori sia di noi stessi.

Come spieghi la relazione tra il fumetto italiano e il pubblico serbo?

La mera coincidenza e l’inconscio collettivo dei nostri due popoli. La vicinanza come quella geografica e molte altre ci hanno collegato. Noi amiamo l’arte italiana e il cibo italiano, quindi è logico che anche il loro cibo dell’anima, come il legame di queste due entità, ci fa più piacere che qualsiasi altra.

Troviamo raramente i fumetti degli autori nazionali sulle edicole, secondo te perché?

Oggi, purtroppo, sulle edicole raramente troviamo i fumetti in genere. La mancanza dei fumetti interni è la conseguenza di un mercato povero e noi, anche se abbiamo difficoltà di ammetterlo, lo rappresentiamo. Se una società editrice vuole solamente pensare sulla pubblicazione interna di fumetti, bisogna che le fondazioni della scena siano dure e stabili e che il pubblico, oltre al fatto che debba essere numeroso, sia abituato a leggere. Temo che siamo lontani da quella situazione, se escludiamo Marko Somborac o gli altri entusiasti che li creano per amore puro, senza obbligo di fornire cibo alla famiglia. Ci sono molti autori serbi che fanno un lavoro eccellente per le case editrici straniere, però questo sarà la parte della nostra realtà finché (loro) saranno meglio pagati e rispettati fuori dai nostri confini, simile a quello che succede con le altre professioni nel paese.

Ti sembra che il cerchio degli amatori di fumetti è un po’ chiuso?

Come in ogni altro gruppo ermetico, agli amatori, cioè collezionisti, sembra difficile avvicinarsi, specialmente se colui che vuole farlo è valutato come uno che a priori non è l’appartenente di questa comunità. Si deve rendere conto, tuttavia, che innanzitutto qui si tratta di appassionati delle storie che spesso sono più importanti delle loro vite reali e bisogna solo essere aperti con loro perché si aprano. Secondo me dobbiamo allargare questo cerchio il più possibile, vorrei che tutti lessero i fumetti nonostante il genere e l’età, che la lettura dei fumetti divenisse la routine, la cosa più normale nel mondo.

Vieni dal Dipartimento di Letteratura mondiale, puoi dirci se i fumetti e la letteratura sono le arti uguali? Perché sei rimasto con la nona?

Secondo me, sì. Anzi, penso che la nona arte sia in una condizione migliore che la letteratura, almeno per quanto riguarda le nuove opere. Il fumetto non è smesso di svilupparsi ed evolversi, mentre si ha l’impressione che la letteratura moderna rimane inattiva o qualcosa di peggio… Siamo i testimoni del fatto che oggi, grazie al progresso tecnologico, esistono varie cose chiamate “la letteratura” e che ognuno può pubblicizzare un libro. Credo che il fumetto, anche se non è rimasto completamente incontaminato, rappresenti l’ultima difesa dell’arte contro il kitsch e la spazzatura, il che è ironico considerando che proprio il fumetto è stato accusato di essere disprezzato e scadente. Il mio scopo è ovviamente l’affermazione di fumetti come arte uguale alle altre nella nostra società, una battaglia forse invana. Dall'altro punta di vista, questa sembra proprio la cosa che farebbe un eroe del fumetto o del romanzo avventuroso.

Possiamo dire che il fumetto si è integrato nella cultura?

Sì, però nello stesso tempo vale a dire che non si è abbastanza integrato. C’è ancora un’altra storia triste mostrando che neanche la cultura non si è integrata nella società e le ragioni possiamo trovare nei temi quotidiani, politici e prima di tutto, in una mancanza totale (dell’anima, ma anche quella economica). Da questo punto, possiamo concludere che non c’è nessun segno che si ripeterà l’età d’oro dei fumetti del XX secolo. Nonostante la crisi che in ogni parte del mondo colpisce il fumetto, il nostro mercato non si può paragonare come prima a quello degli USA, Giappone, Francia o Italia, i paesi con la tradizione dei fumetti continua. Qui la situazione dieci e venti anni fa è stata molto peggiore che oggi, quindi bisognerebbe conservare un po’ di ottimismo. Ci sono sempre più case editrici e pubblicazioni dei volumi e speriamo che il pubblico si aumenti in modo proporzionato e che si ritorni alla letteratura dimenticata.

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